Il Manifesto della Fondazione Simone Cesaretti ets: vent’anni di visione per una cultura globale della sostenibilità
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A quasi vent’anni dalla sua nascita, la Fondazione Simone Cesaretti ets continua a muoversi lungo una traiettoria chiara: promuovere una cultura della sostenibilità capace di integrare dimensione economica, sociale, ambientale e umana. Un percorso che non nasce da un semplice programma di attività, ma da una visione più ampia, condensata nel Manifesto della Fondazione.
Quel Manifesto non è un documento statico. È piuttosto un orizzonte culturale e civile, nato dalla memoria e dall’esperienza di Simone Cesaretti, e sviluppato negli anni attraverso il lavoro di studiosi, ricercatori e giovani. A ricordarne l’origine e il senso profondo sono, in alcuni video, le parole di due voci che hanno accompagnato la storia della Fondazione fin dall’inizio: la giornalista Ilaria D'Amico, amica di Simone, e il professor Gian Paolo Cesaretti, economista e fondatore della Fondazione.
Rileggere oggi quelle parole significa comprendere come i valori che hanno dato vita alla Fondazione non solo siano rimasti intatti, ma risultino ancora più necessari in un’epoca segnata da crisi ambientali, sociali ed economiche sempre più interconnesse. Il Manifesto, in questa prospettiva, continua a indicare una direzione: costruire una cultura globale della sostenibilità fondata sulla conoscenza, sulla collaborazione tra discipline e sul coinvolgimento delle nuove generazioni.
Il seme della Fondazione: giovani, mare e partecipazione
Uno degli incontri più toccanti per celebrare la Fondazione Simone Cesaretti ets affonda le sue radici nella prima edizione della manifestazione “I giovani e il mare”, organizzata a Terracina dopo il primo anno di vita della Fondazione, cioè nel 2008 (guarda il video qui).
Nel ricordare quel momento, Ilaria D’Amico sottolinea come la scelta del luogo non fosse casuale. Terracina rappresentava per Simone molto più di una semplice località: era uno spazio di vita, di relazioni e di scoperta, il luogo dell’incontro con il mare e con l’energia degli elementi naturali. Il mare diventa così metafora di apertura, di profondità e di connessione tra le persone e il mondo.
Fin dall’inizio, l’obiettivo della Fondazione appare chiaro: coinvolgere i giovani in un percorso di conoscenza e partecipazione. Il concorso organizzato in quella occasione dimostrò quanto fosse forte il desiderio delle nuove generazioni di contribuire con idee e progetti alla costruzione di un futuro diverso.
Il valore della partecipazione, tuttavia, non viene presentato come una semplice attività educativa o culturale. È qualcosa di più profondo: un modo di attivare energie, stimolare curiosità e generare consapevolezza. Nelle parole di D’Amico emerge il ritratto di Simone come una persona capace di raccogliere stimoli continui, di alimentare relazioni e di trasformare l’amicizia e l’amore per il mare in un’energia condivisa.
Il mare diventa così quasi un simbolo della sostenibilità stessa. È uno spazio vasto, complesso e fragile allo stesso tempo, che richiama la necessità di pensare il futuro in termini di equilibrio tra natura, società e sviluppo umano. Il seme della Fondazione nasce proprio qui: nella convinzione che il rapporto tra giovani, conoscenza e territorio possa generare una nuova consapevolezza del nostro ruolo nel mondo.
I valori della sostenibilità: una visione condivisa
Il percorso culturale della Fondazione prende forma anche attraverso il Forum organizzato nel 2009 (trovi qui il video), un momento di riflessione dedicato allo sviluppo sostenibile e ai valori che dovrebbero orientare il futuro delle società contemporanee. Nel suo intervento di apertura, Ilaria D’Amico ricorda gli anni di amicizia con Simone Cesaretti, gli anni dell’adolescenza e dell’università, quando il confronto tra idee e aspirazioni rappresentava un terreno fertile per immaginare il futuro. Quelle conversazioni tra amici, tra libri e momenti di leggerezza, ruotavano attorno a una domanda fondamentale: quale tipo di mondo vogliamo costruire? Non una domanda astratta, ma una riflessione concreta sui valori che dovrebbero guidare lo sviluppo umano. La sostenibilità, in questo racconto, non appare come un concetto tecnico o un insieme di politiche ambientali. È un approccio complessivo alla vita sociale ed economica, capace di integrare diversi livelli: l’ambiente, l’economia, il territorio, ma anche le relazioni umane e la crescita interiore delle persone.
D’Amico richiama un punto essenziale: i valori non possono essere semplicemente evocati nel discorso pubblico. Devono essere vissuti e tradotti in pratiche concrete. Solo così possono diventare la base di uno sviluppo autenticamente sostenibile. Il Forum nacque proprio con questo obiettivo: trasformare le intuizioni e le aspirazioni in un percorso di studio e di applicazione pratica. In altre parole, costruire uno spazio di confronto in cui studiosi, professionisti e giovani possano elaborare insieme nuovi modelli di sviluppo. La Fondazione si propone dunque come un luogo di dialogo e di elaborazione culturale, capace di connettere riflessione teorica e azione concreta. Un laboratorio in cui l’idea di sostenibilità diventa un processo condiviso, aperto e in continua evoluzione.
Il Manifesto della Fondazione: verso una cultura globale della sostenibilità
Se gli interventi di Ilaria D’Amico raccontano l’origine emotiva e culturale della Fondazione, le parole del professor Gian Paolo Cesaretti, durante quello stesso incontro (qui il video), definiscono con maggiore precisione la visione teorica e politica che ne guida l’azione.
Al centro del Manifesto vi è un’idea chiave: la sostenibilità non può esistere se non si riconosce l’interdipendenza tra le diverse dimensioni dello sviluppo. Economica, sociale, ambientale, territoriale e generazionale devono essere considerate con pari dignità. Secondo Cesaretti, uno dei principali ostacoli alla costruzione di una cultura globale della sostenibilità è l’asimmetria tra queste dimensioni. La società contemporanea tende infatti a privilegiare il mercato e la crescita economica, trascurando gli equilibri sociali e ambientali che rendono possibile uno sviluppo realmente duraturo.
Da qui nasce una critica lucida al cosiddetto “integralismo del mercato”: l’idea che le leggi del mercato possano costituire l’unico criterio di organizzazione della società. Un mercato privo di regole condivise, infatti, rischia di entrare in conflitto con le leggi della natura e con le esigenze della coesione sociale.
Ma l’integralismo non riguarda soltanto l’economia. Cesaretti invita a riconoscere e contrastare anche altre forme di chiusura: quelle culturali, ideologiche, religiose, etniche o generazionali. Ogni forma di esclusione o contrapposizione radicale rappresenta un ostacolo alla costruzione di una società sostenibile.
Per questo il Manifesto della Fondazione pone al centro un principio fondamentale: il riconoscimento dei diritti delle generazioni future. Pensare al futuro non significa semplicemente pianificare lo sviluppo economico, ma garantire che le risorse naturali, sociali e culturali possano essere trasmesse alle generazioni che verranno.
Da questa visione deriva anche il metodo di lavoro della Fondazione: un approccio multidimensionale e multidisciplinare. Economisti, sociologi, biologi, medici, scienziati, comunicatori, devono dialogare tra loro, superando le barriere accademiche che spesso impediscono una comprensione complessa dei problemi globali.
La Fondazione si propone quindi come un nodo di rete, un luogo di incontro tra competenze diverse, capace di promuovere una cultura della sostenibilità che sia allo stesso tempo scientifica, sociale e umana. Cesaretti utilizza una metafora particolarmente evocativa: quella di una pianta fragile che deve essere coltivata e protetta. La cultura globale della sostenibilità è ancora giovane e vulnerabile, ma può crescere se sostenuta da una comunità ampia e consapevole.
A distanza di quasi vent’anni dalla sua nascita, la Fondazione Simone Cesaretti ets continua a portare avanti questo cammino. Il Manifesto non è soltanto una dichiarazione di intenti: è un invito permanente alla ricerca, al dialogo e alla responsabilità condivisa.